Quell'alba, quel sole che sbuca dietro le colline colorando di rosso le nuvole,quel sole è la speranza...una speranza che vorrei donare ad ognuno di voi. Per quel domani, per quell'oggi che nascerà.Questo è il mio augurio per il 2009, luce che scaldi i vostri cuori, che è sorriso mentre nasce.

Signuruzzu chiuviti chiuviti, ca li terri su morti di siti, e chiuviti bonu bonu, senza lampi e senza troni.
(traduzione : Signore piovete piovete che le terre son morte di sete, e piovete bene bene senza lampi e senza tuoni.)
La testa puntata verso quelle nuvole lontane, mentre l'odore della pioggia si fa sempre più forte, speranza, attesa di quell'acqua benedetta.
Due scarponi che affondano tra le zolle di terra, dure come la roccia, secche, aride, una zappa come appoggio mentre li all'orizzone quella pioggia sta donando la vita.
Il vento cambia, e fa di quell'immaggine un miraggio, ancora lontana, troppo lontana. Si china prendendo una manciata di terra che sbiciola tra le dita, ed il passo volge a quel casolare, ancora un altro giorno di attesa, rosso in viso, bruciato dal sole con le mani di legno e quella zappa che porta sulle spalle come un Cristo porta la sua croce. Un altro giorno.



Un cielo perpetuo quadro che si dipinge ogni istante,imprevedibile,unico,immenso.
Vi sono immagini che vivranno solo nella memoria, gesti e volti che mai più macchina fotografica o pittore potrà riprendere se non accingendo al ricordo.
Sei della mattina, ancora il freddo si fa sentire prima che il sole riuscirà a riscaldare l'aria, luci accese e rumori fin quando una porta non si apre, ed eccola nonna carmelina, con l'aria di chi è già da un bel pò in piedi, sulla spalla sinistra appoggiata un'asse di legno, e sopra di essa cinque pani bianchi coperti di farina e da tovaglioli candidi di bucato.
Gesto abitudinario e pratica come una giocoliera usciva con quel carico per dirigersi al forno.Cinque pani rotondi, ognuno segnato prima di uscire da casa con una croce fatta a gesto scaramantico col pollice, e un un segnale, che sia stata una mandorla o un disegno particolare su quella pasta cruda per segnalare quel pane tuo.
Quel profumo di pasta fresca, di farina si mischiava con l'odore del caffè, e veloce saliva per quella via incontrando un altra giocoliera con la sua asse carica di pane impastato, pronto ad essere infornato.
Quel passo che sembrava una danza,misto tra grazia e forza mentre le assi si spostavano poggiate sulla spalla protetta solo da uno straccio arrotolato, quelle vesti nere sfumate di farina salivano agili la stradina, una risata scappava in quella mattina quando con la vicina si commentava la giornata appena iniziata.La fila al forno, e via verso casa, dopo aver lasciato quel pesante fardello.
Sarà poi il mezzano dei figli con la cesta a recarsi a prendere quel caldo e profumato tesoro, che sarebbe stato il pane di tutta una settimana, conservato in quella cascia(cassapanca), avvolto nelle mappine(strofinacci) pulite e candide.
E non era raro che il primo pane portato a casa venisse spezzato caldo e fumante, condito con olio, sale e pepe e mangiato,passandolo da una mano all'altra per non scottarsi, mentre nuvolette di vapore e profumo si spandevano per la cucina.
Mai più questi gesti, mai più quelle donne caricate con le assi per portare il pane...
perse nel buio del tempo che va..inesorabile a cancellare quel fare, quella quotidianità.
E per quelle nonne, per quelle madri voglio ricordare il saluto di rispetto che si dava alle persone anziane...Sabbanadica (mi benedica), quant'è che non si sente più questo saluto di un epoca dove chi aveva i capelli bianchi era degno di rispetto e non il peso da gestire in una vita che non da spazio se no per la superficialità.



Quale tavolozza di colori potrebbe dipingere
la mia terra
le case che si abbracciano nei vicoli
le lenzuola stese come bandiere
Tra vecchio e nuovo
tra ricordo e realtà
il rosso dei pomodori il verde del basilico nei vasi
il giallo del sole e della pietra di arenaria di cui sono fatte
quale pittore saprebbe inventarsi una simile cozzaglia di colori che sa di
terra mia, che sa di casa.
Grigi i piccioni sui balconi mentre le rondini nere girano intorno ai tetti vecchi.
Che colore ha quel sorriso di bimbo che corre in calzoni con la sua voglia di vita
che colore ha quella nonnina che sul nero della veste spicca col bianco dei capelli, nascosta in quel sorriso velato di rughe.
Di che colore sei terra mia
nei miei ricordi sei grigia come la pietra lavica poi diventi verde come i campi immensi di frumento a primavera.
Ti ho detto che ti amo terra mia?

A cominciare dalla Domenica delle Palme, una serie di Manifestazioni misto tra Fede e tradizione,tra ricordo e pagano.
Tutto comincia con la processione della Domenica delle Palme con la barca fatta di fiori che porta Gesù Nazareno per le vie del centro Storico.

Le rappresentanze dei vari lavori o Maestranze gestiscono le Vare,Gruppi statuari molto antichi intorno all'800, in cartongesso.Le cosidette Maestranze nominano un Capitano che sfilerà il mercoledì Santo.


Muratori, Minatori.Falegnami,Barbieri,Fabbri...ognuno a rappresentare una Maestranza vestiti di nero seguiranno una vara con i ceri accesi ed i loro stendardi.

Sedici vare che riportano la via Crucis,con i personaggi a grandezza umana,verranno trainati a mano la sera del Giovedì Santo.Ogni Vara la sua Maestranza e la sua banda.Due i momenti più suggestivi "Acchianata di San Francesco" dove le vare verranno portate spinte con la sola forza umana su una salita ripida,con notevole sporzo per chi traina le vare con più personaggi un colpo sul ferro del traino davanti è il segnale per chi dietro spingerà, l'altro momento è la "A Spartenza" dove le sedici vare alla fine del percorso si troveranno intorno alla fontana Tritone della Piazza,sedici vare ,sedici bande che suonano sedici musiche diverse in contemporanea, l'effetto è suggestivo sia visivamente che acusticamente, un caos che diventa armonia spegnendosi all'allantonarsi di ogni vara verso una direzione diversa dalle altre .Ognuna verso il proprio quartiere.

Le vare sono datate intono all'800 tramandate da generazioni in generazioni , curate e custodite per quel giorno in cui sfileranno sino a notte fonda.

Ogni vara esposta il Giovedì Santo la mattina per i vari quartieri di Caltanissetta, verrà addobbata con fiori e luci pronte per poi convergere la sera in Piazza da dove partiranno in una lunga processione. Ogni vara sarà seguita da una Banda che suonerà tutto il tempo e dalla Maestranza vestita di nero con i ceri accesi.


Sedici vare diverse,una per ogni momento della via Crucis,capolavori in cartongesso.

Con questo piccolo frammento della mia città e delle sue tradizioni in questo periodo
Vi voglio Augurare Buona Pasqua
Quando il freddo è più pungente e la natura si veste di verde sotto il gelo, quando i ragazzini si tingono il viso nel carnevale, tra coriandoli e stelle filanti, il mandorlo si veste di bianchi petali, messaggero di una Primavera ancora lontana spande i suoi profumi in quell'aria frizzante stuzzicando il sogno e la fantasia tra raggi di sole ancora tiepidi in un cielo terso che tocca l'universo.



Quella vetrata ad angolo, alta,colorata e misteriosa, ora in frantuni, quando passavo li sotto col mio grembiulno bianco ed il fiocco blu, era colorata di mille colori a celare chissà che misterioso proprietario. Mai un segno di vita solo la luce fioca di una lampada la sera,con ombre che si muovevano pacate senza nessuna fretta.
Non so perchè ma immaginavo nella mia fantasia di bambina,dietro quella vetrata colorata una scrivania di legno massiccio,piena di fogli e libri,un tappeto rosso, le pareti coperte da libri antichi e con la copertina rigida in pelle.Il set da scrittoio con due ampolle d'inchiostro in vetro soffiato colore brunito,un lume prezioso e lui!
Seduto a quella scrivania con il pennino in mano e dinanzi un foglio bianco, il suo sguardo che andava fuori a sbirciare il cielo tra le celle di quella vetrata, lontano e nello stesso tempo vicino a quel mondo la fuori.I capelli lunghi e neri, spettinati, magro e con il viso incavato di chi si alimenta solo per vivere non per gola, ben altri i suoi appetiti. Solitario in quella casa, padrone dei suoi spazi,in un andirivieni tra vita e fantasia su quelle pagine d'inchiostro buttato voracemente in mille parole.
Prigioniero della sua fantasia mentre scrive il suo romanzo, la foto di una donna in quella cornice argentata ricamata di polvere ed il suo sguardo che si perde oltre, li nel cuore di una città troppo lontana dalla sua mente. Un isola di Solitudine e nello stesso tempo un universo di un mondo a parte,il suo mondo.

Un foglio bianco ed una penna,attimi di silenzio,poi li sul quel foglio si anima l'anima.Lo sguardo fisso sul tratto della penna,mentre si materializza il pensiero.Come le pagine di un diario segreto, quel tratto parla,e forse dice più di quello che vorrebbe si sapesse.Un sfumatura,una macchia ed ogni punto è una parola è vita è te stessa.
Fogli mai firmati, lasciati in quel cassetto, domenticati, sepolti,come i ricordi di cui si vuole cancellare il tratto.Una parte di te stessa si è staccata ed è muta ambasciatrice, sepolta sotto un cumulo di altri fogli qualunque,protetta dalla inutilità di mille cose.



Per voi apro il mio cassetto,gelosa di questi fogli ormai gialli,per voi amici miei apro la mia anima più che mai,rompendo il pudore di essere me stessa.Nuda vado dinanzi a voi!
Sulla collina Nissena Il monte Sabucina ospita un antica necropoli,tra verde e la valle del fiume salso, alta sui 720 metri, permette di spaziare verso l'ozizzonte.Accanto l'altra montagna di Capodarso, punti strategici ai tempi dei tempi.
Mentre si avanza su quella brina che copre l'erba, gli scarponi si bagnano, sino ad inzuppare i pantaloni, il profumo di timo e di finocchietto selvatico si spandono in quell'aria frizzante,tersa ed umida della notte, immersi in quel silenzio, mentre le nuvole ancora non sono state sciolte dal sole.
Lento va il passo tra le rocce e l'erba, in quel paesaggio di ferle ancora verdi e piccole, una biscia che scappa, un ragno che continua a tessere la sua tela adornata dalla stessa rugiada. Grotte e rocce che parlano, che raccontano di un mare che non c'è più, conchiglie fossili che ancora conservano il colore, un bel grigio scuro misto al giallo dell'arenaria. Si va avanti sino a sentire il cuore pompare in gola,ansimando per la salita, ma tale è lo spettacolo che basta poco per riprendere fiato. Sotto quell'albero una famiglia di funghi ,celati dalle foglie si "Panebianco",una specie di cardo selvatico,li belli turgidi del colore marrone scuro, profumano e ti aspettano lucidi di quell'umidità che il sole non ha ancora asciugato.
Tutto è velato dalla nebbiolina che sembra aumentare ancora di più i profumi, mentre il silenzio rimbomba in quel rumore di passi sull'erba, soli con se stessi in quell'innondanzione di natura, ti senti vivo, e i pensieri si fanno così forti che hai paura che possano essere sentiti. Lì in quello scenario misto tra storia e presente, tra pietre che parlano di morte ed altre di vita, li esisti, li respiri te stesso.





Una pagina di calendario che gira, un nuovo anno, il futuro, il domani, i dubbi, le paure, quanti di questi sentimenti ci accompagnano a quell'ora fatidica della mezza notte del 31 Dicembre. La voglia di fare follie, di divertirsi come se questo possa essere il timbro, il sigillo per i giorni a venire.L'uomo dinanzi al suo domani, sarà un anno buono, ci saremo tutti un altr'anno, si guardano i vecchi, gli anziani con la nostalgia e l'angoscia che possa essere l'ultimo, si sfogliano le pagine del passato facendo bilanci che chissà perchè sono sempre in negativo, lasciando la bocca amara a tutti!
Ma una cosa ho imparato dalla vita: a non farmi mai domande sul domani! Ho vissuto sempre alla giornata, cogli l'attimo fuggente, e si questo è il motto del mio esistere.Colgo della vita i secondi gli attimi che mi vengono regalati, li gusto, pregusto e li vivo ora, domani si vedrà!
Vi auguro tante albe da vivere così come vengono, giorno dopo giorno!
